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La scelta della Mediazione Familiare in un procedimento di separazione o divorzio

Per sempre”… ...quante volte queste due semplici parole vengono pronunciate con ardore e complicità mentre due giovani anime progettano il loro futuro insieme, poi qualcosa cambia e quel disegno di vita sfuma, nel silenzio di due persone che non si guardano neanche per paura di trovare un estraneo, si annidano rabbia, delusione, smarrimento, sfiducia, amarezza, odio;

si prova vergogna per una promessa non mantenuta, il fallimento di un progetto comune e condiviso diventa un fallimento personale ed una colpa, spesso un atto d’accusa che si traduce in comportamenti di sfida, in atteggiamenti freddi e chiusi che non lasciano spazio al confronto per cercare di trovare soluzioni, ci si interroga inutilmente, l’unica risposta sembra arrivare per caso, la si teme ma in fondo è inevitabile, la separazione/il divorzio.

“Cosa farò adesso”…? Un senso di solitudine prende il sopravvento, come poteva essere se fosse stato ma è inutile guardare indietro, quello è il passato, lo scenario presente invece è fatto di avvocati, carte bollate, tribunale, la separazione si circonda di parole vuote, incomprensibili, la quotidianità si ripiega sull’assenza del coniuge uscito di casa.

Nella conflittualità della coppia in via di separazione i figli diventano loro malgrado, spettatori inermi della disgregazione familiare, il loro mondo fatto di sicurezze, abitudini, certezze vacilla, improvvisamente perdono la sicurezza ed il calore della famiglia d’origine, coinvolti nelle diatriba dei genitori assorbono i loro sfoghi, diventano la voce dell’uno e dell’altra, spesso “usati” per ricattare , per punire, quando invece in una situazione così carica di sofferenza i figli avrebbero bisogno di sentirsi rassicurati e protetti.

…Se è vero che le crisi gravi si prestano a mettere in luce il lato peggiore di noi stessi, è anche vero che quelle stesse crisi possono mobilitare le nostre migliori risorse…( Karl Jasper ), la coppia deve mobilitare le proprie singole risorse, uscire dalla logica del vincente e del perdente perché non c’è né un vincitore né un vinto ma due persone che hanno smesso di comunicare, di guardarsi in volto, di confrontarsi per cercare di superare le fisiologiche crisi all’interno di un rapporto.

L’evento separazione suona come un fallimento esistenziale globale, per quanti si trovano a percorrere questo difficile cammino è possibile riorganizzare la propria vita e quella dei propri figli, occorre tanta forza ed energia a volte tali risorse sono disponibili, altre volte possono essere recuperate grazie ad un professionista esperto nella gestione della conflittualità il Mediatore Familiare.

La Mediazione Familiare si propone come spazio neutro, un ambiente in cui ognuno possa sentirsi libero di esprimere ansie, paure, angosce, senza accusare né sentirsi accusato, trovando invece il coraggio di riconoscere la propria parte di responsabilità nella fine della vicenda coniugale.

Gestire la conflittualità non è affatto semplice, gli adulti con il sostegno del Mediatore riscoprono la capacità di comunicare, compito del Mediatore è riattivare i canali comunicativi e relazionali, di fatto durante gli incontri si discute, si ascolta l’altro in silenzio, ci si confronta cercando di capire anche i bisogni dell’altro, si prendono decisioni che siano condivise da tutt’e due i protagonisti della Mediazione, il Mediatore è il terzo neutro, colui che non giudica, non impone, non entra nel conflitto ma “aiuta”a risolverlo.

Nell’ambito del percorso di Mediazione si crea un clima di fiducia e collaborazione che conduce la coppia a parlarsi, a consultarsi, si cercano soluzioni, si prendono decisioni, si giunge ad una negoziazione ragionata, si ri-torna protagonisti della propria vita, il consenso come riconoscimento di sé e dell’altro conduce all’accordo, un patto d’intesa dove gli aspetti pratici e concreti della separazione sono stati affrontati dalla coppia stessa e non imposti dall’esterno, un accordo fatto di scelte accettate e condivise da entrambi, che tenga conto dei bisogni di ciascuno, un accordo che non vuole né vincitori né vinti, ma che si basa sul rispetto tra persone che hanno recuperato fiducia nelle proprie capacità, che nutrono speranza verso il futuro, che sono “alleati” nell’interesse dei figli che ora sanno di poter contare su entrambi, perché se è vero che non sono più una coppia coniugale, restano sempre e comunque coppia genitoriale e come tale continueranno ad essere presenti nella loro crescita.