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Mediazione Familiare: Lo spazio ed il tempo nella composizione del nuovo progetto genitoriale.

Le ricerche sullo stato della famiglia italiana, rivelano un vertiginoso aumento del numero delle separazioni e dei divorzi mettendo in luce la fragilità della vita di coppia, il conseguente passaggio vede un progetto di vita comune frantumarsi e le conseguenze trascinarsi a lungo, un periodo “interminabile” intrappolato troppo spesso in una elevata conflittualità, in confusi silenzi, in sprezzanti commenti, in una logica distruttiva che vede l’uno contro l’altro.
Il coinvolgimento umano è tale da schiacciare ogni risorsa, ogni certezza, la stessa identità personale viene messa in discussione, un senso di perdita, di colpa, di fallimento accompagna inevitabilmente la storia di ciascuno come le accuse, l’odio, la paura, la delusione.

Due persone legate da sentimenti amorevoli, con la promessa di prender-si cura l’uno dell’altra, due personalità che hanno progettato insieme la loro vita momento dopo momento, sperimentandosi volta per volta come individui, come coppia, come genitori, con la separazione diventano protagonisti del proprio dramma, “cosa farò adesso?”
Tale periodo esistenziale è scandito da ciò che segue e che precede, necessariamente, la scelta di porre fine al legame: le sicurezze, le abitudini, i ruoli, la quotidianità, la tranquillità della famiglia, gli equilibri definiti… tutto assume una sfumatura disfunzionale facendo emergere i lati più oscuri di un rapporto entrato in crisi da tempo!
Nella stragrande maggioranza c’è chi decide di separarsi e chi invece subisce la separazione, ma in entrambi i casi ambedue soffrono per la disgregazione familiare, la rottura di un rapporto in ogni caso rappresenta un’esperienza dolorosa per i partner ma soprattutto per i figli, spettatori inermi della fine del legame indissolubile e speciale che univa la mamma ed il papĂ !
E se da una parte i due adulti sono presi dall’evento separativo, dall’altra i figli soffrono la perdita della famiglia come unico punto di riferimento concreto della propria esistenza, la sensazione di essere lasciati soli quando invece dovrebbero essere rassicurati e protetti diventa una costante, ed i modi poco comprensibili dei genitori non li aiutano certo a superare i dubbi su ciò che avverrà, le ansie rispetto al comportamento da tenere, la paura dell’abbandono, i sensi di colpa per aver fatto qualcosa di sbagliato; affiorano allora sentimenti di auto-difesa che sfociano in emozioni opposte, sconforto, frustrazione ma anche rivalsa nei loro confronti, proprio per quel senso di allontanamento/assenza che si portano dentro e sperimentano sulla propria pelle!!!
I figli hanno bisogno di risposte e non di silenzi, hanno necessità di capire che cosa sta accadendo e non di essere messi da parte perché troppo piccoli (per non ferire?) o troppo grandi (se ne faranno una ragione!), sentono l’ esigenza di essere accolti e non tenuti alla larga da discorsi troppo dolorosi e complicati, i figli sono lì…
Hanno bisogno di certezze, di sentire che la mamma ed il papĂ  continuano ad esserci e ci saranno sempre anche se non vivono piĂą insieme, che entrambi li amano ancora nonostante loro due non si amino piĂą, che i problemi di mamma e papĂ  non sono stati causati dai loro comportamenti, che non hanno fatto nulla di sbagliato, che continueranno a vedersi, a stare insieme anche se con tempi e modi diversi e che insieme ri-costruiranno qualcosa di solido partendo dal legame che li unisce, il legame genitoriale!
Per riuscire a mantenere saldo questo vincolo naturale occorre un aiuto, l’aiuto di un esperto che sia in grado di accogliere il dolore che ciascuno consapevolmente ed inconsapevolmente “sente” dentro di sé, di accogliere l’affettività del genitore, dominata dalla relazione conflittuale con l’ex partner, dal senso di fallimento esistenziale, da una logica distruttiva tesa a contendersi i figli, e ancora di accogliere i bisogni, le necessità, le richieste di ciascuno. E’ possibile elaborare la fine del patto coniugale e rilanciare il patto genitoriale quando due persone cercano un aiuto per superare un momento così difficile della propria esistenza: la possibilità di farcela-di riuscire risiede nel “riconoscere di aver bisogno di aiuto”, e nella “possibilità che gli ex partner si concedono” entrando nella stanza del Mediatore Familiare, dove trovare uno spazio in cui poter comunicare, ed un tempo adeguato per poter accettare, elaborare, trasformare, rinegoziare le relazioni familiari e ri-comporre il nuovo progetto genitoriale.

Il percorso mediativo consente “Una trasformazione nel tempo ma anche nello spazio”, di fatto essa offre “un tempo ed uno spazio di parola”.(J.Morineau, Lo spirito della mediazione.)

L’intervento di un professionista al di sopra delle parti, con il ruolo specifico di terza persona neutrale, capace di ascoltare entrambi allo stesso modo senza dare giudizi o emettere sentenze, in grado di mantenere la necessaria equidistanza garantendo equilibrio e reciprocità, consente l’instaurarsi di un clima collaborativo, partecipe, orientato al futuro.
All’interno della stanza di Mediazione le risorse di ciascuno vengono recuperate, la componente adulta dei due partner ri-emerge, si rafforza e si trasforma in una logica propositiva che rende entrambi consapevoli di scelte definite, sulla base di valutazioni, considerazioni e proposte riconosciute da loro come valide, per trovare soluzioni concrete per la gestione dei figli e ricostruire insieme nuovi equilibri familiari.

“Ci serve un nuovo modo di pensare per risolvere i problemi causati dal vecchio modo di pensare”. (A. Einstein)
In questa frase è racchiuso il senso di quanto avviene durante il percorso di Mediazione Familiare, in una parola cambiamento, ma vediamo alcuni passaggi fondamentali che con-sentono tale trasformazione, essa si compie per piccoli passi, in un costante divenire lungo un cammino comune che parte dall’ascolto, in fondo le parole vogliono sempre dire qualcosa!

  1. Il Mediatore Familiare lavorando con entrambi i partner diventa un facilitatore della comunicazione, trovandosi in uno spazio accuratamente predisposto all’accoglienza ed alla flessibilità dove poter discutere apertamente, si attivano nuovi canali comunicativi attraverso cui far passare nuovi modi di espressione, fare insieme un percorso mediativo presuppone un fare comune, una collaborazione ed una reciprocità che parte da interessi e bisogni personali, nei primi incontri i partner sono presi dal loro modo di pensare, ognuno di loro ha ragione ma nessuno ha torto, la responsabilità però passa per entrambi va solo scoperta la propria metà, così che i due possano tornare ad incrociare gli sguardi!

  2. Quando uno dei due adulti inizia a parlare racconta la propria storia, il proprio vissuto personale fatto di piccole e grandi realtà, di avvenimenti spiacevoli, di esperienze forti, poi c’è il non detto fatto di emozioni, di sentimenti contrastanti, di disperazione: raccontare ha il doppio significato di dire all’altro e di sentire sé stessi, allora le parole acquistano un senso e si chiamano dignità, autenticità, offesa, danno, risarcimento! Ognuno nella relazione ha perso qualcosa e vuole essere risarcito del danno subito, di essere riconosciuto come persona, di riscoprire la propria dignità, si giunge così alla parola come fonte di comunicazione, di mutuo scambio, di relazione come incontro ed “il dare è un anticipo sul ricevere”. (Dott.ssa F.Genzano).

  3. Quando la comunicazione diventa parlata e non urlata o taciuta, quando la capacità di mettersi nei panni dell’altro e di ascoltare ciò che ha da dire pone un cambio di prospettiva, quando alla logica distruttiva si sovrappone ed emerge la logica costruttiva, quando il confronto è sul presente e guarda al futuro, quando le risorse di ciascuno vengono individuate ed agite, quando le posizioni di ciascuno passano dai bisogni personali agli interessi congiunti, allora è stato trovato un nuovo modo di pensare, un nuovo equilibrio!

 

La coppia coniugale si trasforma in coppia genitoriale, una madre ed un padre in grado di affrontare il proprio ruolo responsabilmente per garantire ai figli la continuazione di quel legame naturale che si chiama genitorialitĂ !

E’ a questo punto che comincia a prendere forma l’accordo d’intesa, il Mediatore Familiare aiuta i partner a cercare alternative, li accompagna nel trovare le soluzioni meno costose e più vantaggiose per entrambi ma soprattutto per i figli, il mediatore controlla che il procedimento si svolga in modo equilibrato ma cede alle parti il controllo dei contenuti, le decisioni devono partire da due adulti impegnati nella ricostruzione di un nuovo assetto familiare, è del loro presente e del loro futuro che si sta parlando, le scelte le decisioni non vengono prese da altri per loro, non vengono subite perché sono loro che consapevolmente arrivano ad un accordo, ovvero il risultato di un lavoro comune frutto del consenso!

La condivisione dei ruoli si dispiega nella quotidianità della vita dei figli, la legge 54/2006 sull’affido condiviso, elaborata dal Prof. Marino Maglietta e da professionisti di diversa formazione ed esperienza, proprio per cogliere le numerose sfumature di una nuova legge, di un nuovo modo di concepire la separazione, che si occupasse dell’affido era molto chiara su questo punto l’art. 1 recita […] anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il Diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione ed istruzione da entrambi [...]ma nell’applicazione il concetto della condivisione è stato snaturato e riadattato a sistemi conservativi.


Bisognerebbe uscire dalla logica terminologica del con-diviso come divisione,“condivisione” riguarda il ruolo di ciascuno nella vita dei figli un ruolo di partecipazione e coinvolgimento nella loro quotidianità, e dare spazio alla qualità degli scambi relazionali che avvengono tra i genitori ed i figli, è su questo che occorre seriamente riflettere, quello di cui hanno realmente bisogno i bambini è di mantenere vivo il rapporto con entrambi, in tempi ed in luoghi diversi è vero, ma con la prospettiva di poter ricevere quella cura e quell’amore che solo due adulti collaborativi, consapevoli, responsabili possono offrire, negare all’uno o all’altra questa dimensione è un delitto, privare i figli di uno dei genitori costringe gli stessi figli a negare una parte di sé.
Ma non sempre è possibile arrivare a tale consapevolezza, soprattutto quando il livello conflittuale è così alto da invalidare qualsiasi tentativo, allora come poter intervenire, come riuscire a progredire se i partner sono impegnati a farsi la guerra, come prender-si cura dei legami se due adulti non sanno nemmeno prendersi cura di sé stessi!


Certamente non lasciando che il conflitto prosegua, o alimentandolo al tempo stesso, ingenerando una sequenza infinita di azioni tese a scoraggiare-sfinire l’altro, ma proponendo una tregua su di un terreno neutro dove grazie all’aiuto di professionisti esperti, insieme, si riesca ad attivare quelle risorse personali che trasformano i limiti in opportunità!
Le leggi, le modifiche, l’approvazione dei numerosi ddl come il 957” divenuto il 2454”, che tutti si aspettano sono il frutto di un “nuovo modo di pensare che risolve i problemi causati dal vecchio modo di pensare” e nell’applicazione diventano un atto di coscienza verso i figli, se ci soffermassimo a guardarli per un solo momento ci accorgeremo di quanto siano naturalmente portati a trovare soluzioni efficaci ai problemi, forse dovremmo imparare da loro e cercare nell’innocenza di un bambino il coraggio di scegliere altre strade, di sperimentare le possibilità, di mettersi in discussione, e cambiare per crescere!!!