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Il compenso dovuto dagli utenti per la fruizione del servizio di mediazione e' detto "indennit├á'" ed e' dovuto da ambedue le parti coinvolte. 

L'indennita' e' composta dalle spese di avvio del procedimento e dalle spese di mediazione.

Per l'avvio del procedimento e' dovuta la somma di 40 euro da versare al momento del deposito della domanda di mediazione (spese di avvio). La parte chiamata in mediazione effettua il versamento nel momento in cui aderisce o al primo incontro preliminare.

Il costo massimo del procedimento cambia al variare del valore della lite (indicato sulla domanda di mediazione o, quando indeterminabile, stabilito dall'organismo di mediazione). 

Per quanto riguarda gli organismi pubblici di mediazione (come le camere di commercio e gli ordini professionali), le soglie massime per il costo di mediazione sono cosi' fissate dal Ministero:

Valore della lite

Spese massime di
mediazione facoltativa

Spese massime di
mediazione obbligatoria

fino a 1.000 euro

65 euro

43,33 euro

da euro 1.001 a euro 5.000

130 euro

86,67 euro

da euro 5.001 a euro 10.000

240 euro

160 euro

da euro 10.001 a euro 25.000

360 euro

240 euro

da euro 25.001 a euro 50.000

600 euro

400 euro

da euro 50.001 a euro 250.000

1.000 euro

666,67 euro

da euro 250.001 a euro 500.000

2.000 euro

1.000 euro

a euro 500.001 a euro 2.500.000

3.800 euro

1.900 euro

da euro 2.500.001 a euro 5.000.000

5.200 euro

2.600 euro

oltre euro 5.000.000

9.200 euro

4.600 euro


Le suddette spese:

- sono soggette all'IVA ordinaria del 21%;
- aumentano in misura non superiore al 25% in caso di successo nella mediazione;

- si riducono ad euro 40 per il primo scaglione e ad euro 50 per gli altri se la controparte chiamata in mediazione non vi partecipa, in tutti i casi (conciliazione obbligatoria e non);

- aumentano del 20% se il mediatore formula una proposta di conciliazione, su richiesta delle parti o di propria iniziativa (escluse le conciliazioni obbligatorie); 

- possono essere aumentate in misura non superiore al 20% in caso di controversie particolarmente difficili o complesse (escluse le conciliazioni obbligatorie).

- non sono vincolanti per gli organismi privati di mediazione, che possono fissare liberamente le proprie indennita'. Resta fermo l'obbligo di prevedere la riduzione di un terzo (per i primi sei scaglioni e della meta' per i restanti) se la mediazione e' obbligatoria.

Per i riferimenti si veda DM Min.Giustizia 180/2010 art.16 aggiornato

Note:
- (*) per mediazioni obbligatorie si intendono tali quelle su una delle materie elencate al comma 1bis dell'art.5 del d.lgs. 28/2010, ovvero condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno da responsabilita' medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicita', contratti assicurativi, bancari e finanziari.
- se la mediazione e' obbligatoria o se e' disposta dal giudice si puo' essere esentati dal pagamento dell'indennita' se si ha diritto al gratuito patrocinio secondo quanto previsto dalla legge, presentando all'organo mediatore un'apposita dichiarazione.
- le mediazioni disposte dal giudice devono godere delle stesse riduzioni di quelle obbligatorie, anche relativamente alle tariffe applicate da organismi privati.
- oltre alle spese di avvio potrebbe esser chiesto il pagamento di spese "vive" da parte dell'organismo di mediazione, solo dietro documentazione delle stesse.

Le spese di mediazione vanno pagate prima dell'inizio del primo incontro di mediazione, almeno per la meta'. Esse riguardano l'intero procedimento di mediazione, indipendentemente dal numero di incontri che vengono svolti. Non variano anche se cambia il soggetto mediatore o se ne vengono coinvolti altri.

Se al primo incontro si presenta solo la parte chiamata in mediazione (invitata), a questa non puo' esserne chiesto il pagamento di alcuna indennita' (ovvero ne' spese di avvio ne' spese di mediazione). Stessa cosa, ovviamente, se la parte invitata non si presenta: in questo caso restano invece dovute le spese di avviogia' pagate dalla parte che ha attivato la mediazione;

Se invece le parti si presentano al primo incontro -di introduzione e illustrativo, come gia' visto- e prendono la decisione di NON continuare con la procedura di mediazione al mediatore non e' dovuto alcun compenso (spese di mediazione), pur se restano dovute le spese fisse di avvio. 

In caso di successo della mediazione i costi sostenuti costituiscono credito d'imposta fino a massimo 500 euro. In caso di insuccesso e' detraibile dalle tasse solo la cifra massima di 250 euro.

E' il ministero della giustizia che comunica agli interessati, entro la fine di Maggio di ogni anno, il credito di imposta spettante e relativo alle mediazioni svolte l'anno precedente.

 LA CAUSA

Come gia' detto l'obbligatorieta' della mediazione significa, in termini pratici, che non puo' essere intentata una causa senza prima aver tentato di trovare un accordo "amichevole" con le procedure previste dalla legge.

In caso contrario la causa deve essere rimandata, di almeno tre mesi, ed il giudice detta alle parti un termine -di 15 giorni- entro il quale presentare domanda di mediazione.
Attenzione, pero', perche' l'irregolarita', ovvero il mancato tentativo di mediazione, deve essere formalmente contestata alla prima udienza, dallo stesso giudice che la rileva d'ufficio o dalla parte chiamata in causa. Se cio' non avviene la causa va avanti regolarmente. La causa e' rimandata anche nel caso in cui la mediazione risultasse iniziata ma non ancora conclusa.
 
In ogni caso il giudice puo', prima della discussione della causa (anche di appello), invitare le parti a procedere alla mediazione, con fissazione di una nuova udienza. Se le parti accettano il giudice da' loro 15 giorni di tempo per presentare la domanda di mediazione.

Il dibattimento, in termini pratici, parte da zero, perche' nella causa non sono utilizzabili dichiarazioni ed informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione, a meno che non vi sia il consenso della parte che le ha fatte (o fornite). Su di esse. inoltre, non e' ammessa prova testimoniale ne' giuramento, nemmeno del mediatore.

Se la sentenza corrispondesse del tutto alla proposta del mediatore non accettata, alla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta vengono addebitate tutte le spese della causa e della mediazione fallita. E' facolta' del giudice decidere in tal senso anche nei casi in cui la sentenza corrisponda solo in parte alla proposta non accettata, se ricorrono gravi motivi che devono essere spiegati. Queste regole non si applicano, salvo accordo, alle mediazioni fatte davanti agli arbitri.

Nota: 
E' importante rilevare che la domanda di mediazione interrompe gli eventuali termini di prescrizione per la presentazione della causa, che ripartono se il tentativo fallisce, iniziando il conteggio dalla data di deposito del verbale di mediazione.

 NOTA PRATICA PER I CONSUMATORI

Alla luce delle novita' suddette, riassumiamo i punti che il consumatore deve tener presenti:

- l'obbligo di conciliazione prima dell'eventuale causa sussiste da anni anche nell'ambito TELECOMUNICAZIONI, quindi per contratti con gestori telefonici o di servizi di pay-tv. 
Il riferimento sono i Corecom regionali, organi dell'Autorita' garante per le telecomunicazioni. Si veda per gli approfondimenti 

  1. anche negli ambiti dove non c'e' obbligo, come quello commerciale (contratti di acquisto merce, rapporti con negozi, etc.) o quello energetico (utenze elettriche e del gas), la conciliazione e' sempre consigliata, e il punto di riferimento restano le camere di commercio o il giudice di pace (servizio gratuito senza obbligo di assistenza legale).
    - le nuove regole sulla conciliazione non impediscono al consumatore/utente di usufruire delle conciliazioni volontarie e paritetiche o alle procedure di reclamo previste dalle carte dei servizi o dalle autorita' garanti (si veda per esempio la procedura di reclamo dell'Autorita' per l'energia e il gas: 

- fare attenzione ai contratti che si firmano, perche' potrebbero esservi clausole che obbligano le parti, in caso di controversia, a tentare la conciliazione presso un determinato organismo, senza possibilita' di scelta. In questo caso l'obbligatorieta' e' dettata dal contratto. 

- in termini generali, indipendentemente dall'obbligo o meno, la conciliazione rimane quella di principale riferimento per l'utente/consumatore,considerando il fatto che i costi sono sempre  contenuti , dovendosi applicare le tariffe ministeriali (vedi sopra).

RIFERIMENTI NORMATIVI 

- Legge 69/2009 art.60 (delega al Governo) che ha recepito la Direttiva 2008/52/Ce

  1. D.Lgs.28/2010 aggiornato
    - DM Ministero della Giustizia 18/10/2010 n.180 (decreto attuativo) che sostituisce, anche per quanto riguarda le indennita', il DM 23 luglio 2004 n.223
    - DM Ministero della Giustizia 6/7/2011 n.145 (modifica DM 180/2010)
    - Decreto Milleproroghe 2011, DL 225/2010 convertito nella legge 10/2011 articolo 2 comma 16 decies (proroga al 20/3/2012 l'obbligatorieta' della conciliazione in materia di condominio e di risarcimento del danno derivante da circolazione di veicoli e natanti).
    - Dl 69/2013 convertito nella Legge 98/2013 art.84
  2. Circolare Min.Giustizia del 27/11/2013
  3. Per le controversie bancarie
    - D.lgs. 179/2007 "Istituzione di procedure di conciliazione e di arbitrato,sistema di indennizzo e fondo di garanzia per i risparmiatori e gli investitori"
    - D.lgs.385/1993 art.128 bis (Testo unico bancario sull'Arbitro Bancario Finanziario)

    LINK UTILI 
    - Informazioni sul sito Ministero della Giustizia: 
    - Elenco mediatori sul sito Ministero della Giustizia: -